AIPAD SHOW NEW YORK

 

JOIN US TO AIPAD SHOW NEW YORK
BOOTH 537
20th-, 21st-Century, Vintage and Contemporary Photography
VERNISSAGE MARCH 29, 2017
from March 30-April 2, 2017
Pier 94 | New York

New Location. More Galleries. New AIPAD.

The highly-anticipated 37th edition of The Photography Show, presented by AIPAD, will be held March 30 – April 2, 2017 at Pier 94, in New York City. The Show is the longest-running and foremost exhibition dedicated to the photographic medium and the freshly expanded Show will present exceptional photography from early masters, modern luminaries, and emerging and established contemporary artists from more than 115 of the world’s leading fine art galleries.

For the first time, The Photography Show will also present special curated exhibitions from the private collections of Martin Z. Margulies, Madeleine P. Plonsker, and Artur Walther.

An additional video special project will feature the work of Colleen Plumb.

JARL ALEXANDRE ALE DE BASSEVILLE

Jarl Alexandre Alé de Basseville, descendant of the 1st king Harald of Norway, was born in Bordeaux on July 8th, 1970, land of Aliénor of Aquitaine. He is one of the last direct descendants of the lineage of Viking and Norman kings.

Fascinated by arts, it is at the age of 15 that he decides to join the one who revolutionized the contemporary art. It is then that he learns the bases of Pop Art, thanks to the photography, to the painting, filmography or sculpture under Andy Warhol’s wise advice, up to the age of 17, when he flies to Milan.

It is at the school of art of Milan that he meets the one who is considered as the last surrealist: Lucchi Renato Chiesa. His first exhibitions as a paintor, organized by a big New Yorker agent will make him famous all around the world at the age of 18.
These various experiences allowed him to be recognized amongst others by the Metropolitan Museum of New York and experts from the world of arts.
Some of his photos become legendary in some fashion & trend magazines and will place him among favorites.

Having shared the universe of the sewing with his grandmother, one of the leaders of a well known French brand, it is with Claude Montana that he discovers a quite particular charm to the fashion design. He will experiment in particular the painting on leather. Jarl Alé will push up this method up to the extreme by realizing sculptures on fabric. Afterwards, he will develop this sensibility between these two universes by observing the emergence of the role of art director and creative director. He then navigates between trends and fashion within several major French and international groups.

He moved to Los Angeles in the early 2000 with the aim to create his own photo studio and fully assume its role as artistic director. There he meets a special woman, Rosanna Arquette, with whom he co-produced the movie “Searching for Debra Winger”. A friendship was born without borders between these two people who today consider themselves as brothers and sisters of soul.

He also met Hollywood stars such as Jane Fonda, Laura Dern, Salma Hayek, Tom Cruise, Val Kilmer, Brad Pitt etc … Also within the music scene where he met the Guns & Roses, Michael Jackson, Korn, Marilyn Manson, Christina Aguilera, Pink, etc …

NGOs and associations sector is an integral part of his life. He was carried away by the speeches of Elizabeth Taylor and was, at the age of 19, engaged in the fight against AIDS by making painting happenings intended to represent the violence of the disease (AIDS) and harvest funds. His mobilization continues today around another equally important cause: provide work and education to girls and women in some developing countries: “Womanity Foundation”, represented by Mr. Yann Borgstedt.

He is now decided to get politically involved in France, his country, in a Europe of culture and tradition for which he considers himself as a representative through his charisma and his manner Viking. Affected by a genetic disease, Jarl Alé is disabled and he understands the need to fight for the construction of special infrastructures and improve the life and integration of disabled people.

His photos show the 80s and further, and made a picture of the fashion world in its various forms and the characters who have practiced it.
Unique, absolutely contemporary and challenging his shots to newcomer Melania Trump.

A debita distanza di Angela Madesani

A debita distanza è il titolo della mostra di Alessandra Baldoni. Il riferimento è in primis a un modo di porsidell’artista e quindi di chi guarda, è una sorta di auspicio. Sono lavori, realizzati nell’ultimo anno, dedicati alla prosa di Franz Kafka, ad alcuni racconti, lunghi, brevi e a un romanzo. La prima facile, quanto errata lettura, potrebbe essere quella di trovare nelle immagini un’illustrazione dei testi dello scrittore praghese: Un digiunatore, La metamorfosi, La tana, Alberi, Davanti alla Legge, Il cavaliere del secchio, Il messaggio dell’imperatore, Nella colonia penale, Il processo.

L’immagine, invece, nasce per un bisogno intimo, prepotente dell’artista di riuscire a rendere quanto ha metabolizzato, ha fatto proprio di una serie di scritti di uno dei più complessi scrittori del XX secolo. Baldoni non segue pedissequamente una traccia scritta. Non le interessa. «Cerco sempre di appendermi alle parole come un’acrobata e portarmi via delle visioni, dei sentimenti. Chiuso, infetto, solitudine, abbandono, musica, tempo fermo, tempo rotto, mela, rovina. Queste sono alcune delle parole sopra a cui ho poggiato le immagini». Attraverso il racconto, Kafka riesce a darci degli spaccati esistenziali, impensabili da restituire semplicemente con delle immagini. Bisogna tenersi, appunto, a debita distanza, farli propri e quindi sviluppare, come ha fatto Baldoni, delle immagini che evochino, che diano vita ad atmosfere, a spaccati. Il racconto dal quale è partita è Un digiunatore[1]. Un uomo digiuna per mestiere, per emozionare un pubblico, alla ricerca di sensazioni forti. È uncircense, un cosiddetto fenomeno da baraccone, vive in una gabbia. Un impresario si arricchisce alle sue spalle. Ma la gente, si sa, si stanca presto e piano piano il pubblico passa davanti al suo abitacolo senza accorgersi di lui. La reazione dell’uomo è quella di spegnersi giorno dopo giorno, come una candela per poi scomparire. Ci si chiede: cosa lo ha spinto a diventare un digiunatore? Il fatto che nessun cibo gli piacesse. La risposta è surreale, incredibile. Vi è un’ironia di fondo che troviamo in molti frangenti kafkiani. Quando il digiunatore muore, la gabbia resta vuota e al suo posto arriva una pantera, che, invece, mangia di grande appetito. In più di un punto dello scritto torna la parola malinconia. È la malinconia del quotidiano, dell’inesorabile ossessione dell’esistenza che segna la vita di alcuni di noi. Il racconto è particolarmente attuale, in fondo parla di audience, di successo e di abbandono. Mi torna in mente un personaggio tragico di Charlie Chaplin, il clown Calvero di Luci della ribalta, prima acclamato e poi dimenticato dal pubblico capriccioso. L’impresario è presente solo nelle prime due foto. Nell’ultima rimangono dei residui di porte, finestre e un orologio. Sono messinscena garbate, pochi gli elementi, ma essenziali, immediatamente riconoscibili. Quando viene pubblicato La metamorfosi, il suo racconto più noto, nel 1915, dall’editore Kurt Wolff a Leipzig, lo scrittore preferisce che non venga illustrato in copertina il grande insetto come del resto all’interno del volume. Nelle foto di Baldoni tutto è coperto con del cellophane, è una sorta di presa di distanza dalle cose. Un personaggio vestito con un abito da sera nero popola le scene. Non sempre si riesce a dare una spiegazione delle cose. Il vero protagonista è il tempo, quello inesorabile dell’esistenza. Una sveglia scandisce i nostri attimi. In fondo il nostro non è che un cammino versola morte: ed è subito sera. Così Salvatore Quasimodo. Nei suoi set i racconti sono messi in scena in una chiave del tutto personale, simbolica.«Sono solita dire che scrivo piccole sceneggiature per uno scatto, la scrittura è il diario di carta da cui si animano le visioni. Sono sostanzialmente una narratrice, amo le storie, le cerco, le rubo, le mescolo le scompongo. La scrittura è l’ossatura che sostiene le immagini»[2]. I personaggi sono vestiti in maniera particolare con abiti d’epoca, ma la sua non è una ricostruzione filologica. Qualcosa deve essere lasciato all’immaginazione di chi guarda, non tutto va svelato. Lo spettatore ha un ruolo attivo. Alcuni lavori sono costituiti da una serie di immagini, altri da una sola. Così per il racconto lungo La tana. Un animale, un uomo, non è dato saperlo, vive in una tana che si è costruito. Ma percepisce rumori molesti, che non riesce a distinguere. Si avverte la presenza di una bestia, che scappa. È una metafora anche qui dell’umana condizione, di certi esseri che vivono lontani, protetti dal mondo all’interno della loro tana, timorosi di avvertire altre presenze. Un braccio fuoriesce da una sorta di costruzione bianca. È un lavoro che presenta pochi trucchi. È tutto molto semplice, senza esasperazioni di sorta. Tra i lavori più intensi, quello dedicato al brevissimo racconto Alberi del 1903-1904, quasi in forma di poesia, che accenna all’apparenza, come i tronchi nella neve stanno gli esseri umani. Parrebbe che un solo alito di vento possa spazzarli via. Invece non è possibile, perché essi sono saldamente attaccati al terreno. Ma è certo? Perché anche questa è, forse, soltanto apparenza. Un giovane è all’angolo di una stanza segnata dal corso del tempo. Non alza gli occhi allo spettatore, ai suoi piedi sono due fustelli di legna, leggeri e facilmente rimovibili. Davanti alla legge del 1914, è un racconto parabola, che verrà poi inserito ne Il processo, qualche anno più tardi. È il tentativo da parte di un uomo di campagna di arrivare alla legge. Per farlo deve varcare un portone, davanti al quale è un guardiano che lo spaventa spiegandogli che, varcata la soglia, è ancora più difficile arrivarvi. L’uomo decide di attendere, ma il tempo passa. Un attimo prima di morire il guardiano gli rivela che: «Qui non poteva entrare nessun altro, poiché questa porta era destinata a te, e a te soltanto. E adesso me ne vado e la chiudo». È la storia di ciascuno di noi. Non siamo che dei “soli”, parafrasando il titolo di una bella canzone di Giorgio Gaber. Il cavaliere del secchio è costituito da una serie di quattro fotografie. La prima e l’ultima sono dei paesaggi desolati, malinconici. Un uomo povero chiede un secchio di carbone al carbonaio per riscaldarsi. Quando la moglie del commerciante si accorge che l’uomo non ha soldi per pagare, gli nega il carbone. L’uomo se ne va a cavallo del suo secchio vuoto, probabilmente verso la morte. Sono immagini malinconiche sui toni freddi del grigio, del blu, del celeste. Anche qui il protagonista è l’uomo nella sua condizione di animale solo. Per certi versi vicino a quest’ultimo è la serie di immagini su Il messaggiodell’imperatore, un racconto del 1917. L’imperatore sta morendo, una folla assiste alla sua morte, ma ugualmente affida a un messaggero un messaggio da consegnare a un “miserabile suddito”. Messaggio che non arriverà mai a destinazione, perché il messaggero si perde nei meandri del maestoso palazzo imperiale. Mi pare di potere riscontrare dei riferimenti con il tramonto dell’impero asburgico. Francesco Giuseppe è morto nel 1916, confinato nel semplice letto di ferro della sua stanza del palazzo in stile pompier, costruito per celebrare un fasto ormai agli sgoccioli. Nelle immagini di Baldoni è come un blow up, un avvicinamento al dettaglio: un paesaggio con un albero e una figura lontana, quindi il volto dell’imperatore, un giovane, per poi focalizzarsi su un guanto di ferro, circondato da fiori e da un rotolo di carta, che presumibilmente contiene un messaggio. Baldoni va oltre l’apparenza della scrittura, cerca di cogliere i significati reconditi. Se la macchina per la tortura potrebbe apparire il fulcro di Nella colonia penale. Così non è per lei, che legge tutto questo come un espediente spettacolare che sceglie di non rappresentare. Il soggetto del racconto è, piuttosto, la colpa, la condanna senza appello in un iniquo quanto soggettivo sistema giudiziario, in cui a dominare è la frustrazione dell’uomo. Nelle foto sono persone, paesaggi. «Ho sovrapposto la figura del soldato condannato e dell’ufficiale. Nel racconto ad un certo punto i ruoli si invertono, l’ufficiale (che per due volte si lava le mani) libera il soldato condannato e si mette al suo posto. Il soldato partecipa nel far funzionare la macchina, non scappa, scampata la morte. Resta lì, dentro lo show incomprensibile della morte. In fondo sono entrambi condannati da una colpa senza nome, come tutti noi, ciò che conta è solo che carne e sangue siano il pegno da pagare ad un verdetto superiore». Una serie di immagini sono dedicate anche al romanzo Il Processo, uscito incompiuto nel 1925, dopo la morte dello scrittore, che desiderava venisse bruciato. Vi sono qui due atteggiamenti, uno di passiva accettazione del non funzionamento, privo di qualsiasi logica, l’altro di razionalità e lucidità da parte di Josef K., accusato, arrestato e processato per motivi misteriosi. Immagini straordinarie di quest’opera sono quelle realizzate da Orson Welles[3] nel suo film dedicato all’opera di Kafka. Sono immagini di angoscia, di chiusura, proprio come quelle di Baldoni. Baldoni riesce a sottolineare la surrealtà, l’assurdità della situazione. Il protagonista delle immagini è coperto da una maschera di carta, che gli impedisce di guardarsi attorno per essere finalmente collocato in una grande stanza con le mani e i piedi legati, sempre privo di uno sguardo. È impossibile fare chiarezza, riuscire a districarsi. Tutto è troppo volutamente complesso. Dare un senso alla nostra esistenza è spesso fallimentare, ingoiati quotidianamente in un meccanismo dal quale è difficile, forse, impossibile uscire.


[1] Uno dei pochissimi che Kafka non chiede di distruggere dopo la sua morte all’amico Max Brod.

[2] A.Baldoni in M.Cresci, Mitdenken Un pensiero per Alessandra Baldoni, 2009 Bergamo.

[3] Il processo, 1962, regia di Orson Welles.

with bated breath!

 Join us for the exhibition With Bated Breath, over a path in the work of a brilliant artist, Occhiomagico, the most surrealist and dreamer among the Italian Photographers. Experimentation and innovation are mixed up the dream, the vision and the emotions to live and see …with bated breath!

“Words are places. Even when we are silent, we are on a journey.”
I work on the stories that I can represent with pictures by creating imaginary representations, thus contradicting the documentary nature of Photography but using its magical realism. I stage tales and dreams, life and imagination, present and past, lights and shadows.
I pass through and observe my “secret garden”, where I find analogies, complicity, half-truths, memories… Do you remember how many times we laid on the grass and we daydreamed about the meaning of “The Great Blue”?
And those who came before and those who will come.
What do we tell each other, us and the women?
Stories…”

PARIS PHOTO LA

 

Among the 3 galleries selected for Paris Photo LA, Sabrina Raffaghello Arte Contemporanea is the only one that presents highlight Italians: Franco Fontana and Occhiomagico with a narrative history of the Italian style of the 80’s .
Franco Fontana wellknown for his striking, colorful landscapes in both urban and natural settings. He also works with leading magazines and dailies, including Time-Life, Vogue Usa, Vogue France, Corriere della Sera, Panorama, Frankfurten Allgemeine, and the New York Times. Worldwide public museums have hosted exhibitions of his photographs, including the Museum of Modern Art in New York, the Musée d’Art Moderne in Paris, and the Metropolitan Museum in Tokyo. In the LA event will be exhibited a selection of shoot of his series Los Angeles, Seasides and Landscapes.
Occhiomagico alias Giancarlo Maiocchi is one of the great innovators of the international photography scene . He was deeply influenced by Man Ray’s works, and in 1974 he realizes his concept upon “the most pleasant” illusion of photography. By mixing different kinds of experiences symbolism, surrealism, psychedelics and metaphysics) he points out his studies towards a multimedia language he calls “New Photography”. In the Fair the gallery presents the vintages prints of the 22 Domus Cover a journey in the design world.

To complete the exhibition project in Paris Photo LA Sabrina Raffaghello Arte Contemporanea shows a selection of new and classic photographs by world recognized photographer Michael Kenna. Since 1976, Michael Kenna, has primarily concentrated on the uninhabited landscape to create minimalist compositions, resolved within a square format. Traces of human activity in his images produce a fascinating and haunting atmosphere. He uses long exposures taken either at night or at the beginning or end of the day, to enhance the texture and mood of his subjects.

How to collect photography

Photography has been around for almost two centuries, but only recently has it been considered a fine art. Photographs are less expensive than paintings—the record price for one is $2 million, compared to over $100 million for a canvas—but that differential is rapidly shrinking, so now is a good time to get started.

• Expose yourself. Take the time to visit museums, galleries, and auction houses. Photograph magazine lists all of the American galleries, and the better ones usually take out full-page ads. Gallery owners often have the time, knowledge, and inclination to talk to a potential client. (You’re not likely to get that kind of personal attention at an auction house or art fair.)

• Ask the right questions. If you’re interested in a photographer’s work, ask about print runs, books published, and which museums own the artist’s work. In the not so distant past—the 1970s—traditional photographers might do large or even unlimited editions. Henri Cartier-Bresson and Ansel Adams sold thousands of prints of their best-known images, but because of the quality of their work, it never saturated the market. Art photographers such as Cindy Sherman and Richard Prince, and other contemporary photographers, typically sell work in much smaller editions.

• Trust your instincts Allow yourself to discover what really appeals to you. Whenever we do a show, the crowd favorite is usually the best photograph. Don’t be afraid to be adventurous. Beginning collectors often fall into the trap of assembling a greatest-hits collection—acquiring only iconic images. Look for photography in which the artist somehow furthered the medium. Some young photographers to watch are Idris Khan, Beate Gutschow, Tanyth Berkeley, and An-My Le.

• Pick a genre. As you build a collection, stick to a broad theme rather than a specific one or none at all. Fashion photography, for example, is definitely a booming area, but don’t limit yourself to shots of models on beaches. Building up a range of fashion photographs from the midtwentieth century to the present might be smarter. Works from countries outside of America and Europe are also worth exploring, as are contemporary color pictures. There used to be a prejudice against color photography, but now it’s as hot as black-and-white

55° Venice Biennale

The 55th International Art Exhibition entitled Il Palazzo Enciclopedico (The Encyclopedic Palace), curated by Massimiliano Gioni, 88 National Participations will be exhibitingin the historical Pavilions at the Giardini, at the Arsenale and in the city of Venice. Among these 10 countries are participating in the Exhibition for the first time: Angola, BahamasKingdom of BahrainRepublic of Ivory Coast, Republic of Kosovo,KuwaitMaldivesParaguay and Tuvalu.

The novelty is the participation of the Holy See with an exhibition at the Sale d’ArmiIn Principio is the title chosen by Cardinal Gianfranco Ravasi (President of the Pontifical Council for Culture) for the Pavilion, which is curated by Antonio Paolucci (Director of the Vatican Museums).
The Holy See, Argentina, South Africa and the United Arab Emirates will exhibit in the renovated pavilions of la Biennale at the Sale d’Armi in the Arsenale.
This year’s Italian Pavilion at the Arsenale is organized by the Italian Ministry for Cultural Heritage and Activities, withPaBAAC General Direction for the Landscape, Fine Arts, Architecture and Contemporary Art, and is curated by Bartolomeo Pietromarchi. Thetitle of the Exhibition is “vice versa”.
We mark the participation of our Artists :
Vittore Fossati : Italian Pavilion the “Journey through Italy” the pictures of  Luigi Ghirri  and other Photographers open and are exhibited along with the rhubarb notes of the olfactory (sometimes sickly) installation by Luca Vitone that spreads around the rooms.
Ivan Piano Wunderkammer:

from May  29th   to  September 29th , hours: 11.00-19.00

Venue : Venezia, Palazzo Widmann, Cannaregio 5514

May 2013, Venetian Events

SABRINA RAFFAGHELLO CONTEMPORARY ART
are glad to invite you to| sono lieti di invitarvi a

PHOTISSIMA ART FAIR VENEZIA 2013

 

VEGA – Parco Scientifico e Tecnologico di Venezia

29/05 – 02/06/2013

Booth 6 Sabrina Raffaghello Contemporary Art / Stand 6 Sabrina Raffaghello Arte Contemporanea

In conjunction with the 55th Venice Biennial Sabrina Raffaghello Contemporary Art presents | In concomitanza con la 55° Biennale di Venezia Sabrina Raffaghello Arte Contemporanea presenta :

Bruno Cattani Franco Donaggio Franco Fontana Pierpaolo Koss Paolo Novelli Ivan Piano Christian Zanotto

Opening on invitation : 29 May 2013 – 18:00 / 24:00 (personal invitation for opening attached) | Inaugurazione su invito : 29 Maggio 2013 – 18:00 / 24:00 (in allegato invito personale per l’inaugurazione)

30 – 31 May – 01 – 02 June 2013 10:00 / 20:00 | 30 – 31 Maggio – 01 – 02 Giugno 2013 10:00 / 20:00

 

SABRINA RAFFAGHELLO CONTEMPORARY ART
Welcomes you to the upcoming event|vi aspetta per il prossimo evento

WUNDERKAMMER, Venezia

A photography installation by Ivan Piano for the collateral exhibition Wunderkammer at Palazzo Widmann curated by Antonio Nardone | un’istallazione di fotografie di Ivan Piano per la mostra collaterale Wunderkammer a Palazzo Widmann

 

DESIGN UPON CHRISTMAS

SABRINA RAFFAGHELLO ARTE CONTEMPORANEA 

è lieta di invitarvi per il brindisi di Natale
Sabato 15 Dicembre 2012 ore 18

nell’occasione la Project Room  DESIGN UPON CHRISTMAS presenta 

i gioielli scultura di Isabella Nurigiani 
i collages à emporter di Angela Longaretti

in corso la mostra di  fotografia Franco Donaggio  Reflections

al brindisi di auguri seguirà un giro di Tarocchi

 

PHOTISSIMA ART FAIR 2012

Sabrina Raffaghello Contemporary Art will be present At Photissima Art Fair
booth 16

 

 

 

opening November 7th, 2012 at 6 pm

November 8th-9th-10th, 2012  from 3 pm to 12 pm
November 11th, 2012 from 10 am to 9 pm

www.photissima.it

Franco Fontana – Pierpaolo Pitacco – Roberto Goffi
Paolo Novelli – Bruno Cattani – Pierpaolo Koss